Intelligenza artificiale: perché Trump ha paura di perdere la corsa con la Cina

Anni di veleni, di dichiarazioni in cui si cercava la superiorità sul modello Ia del concorrente, ma qualcosa è cambiato: per la prima volta tre grandi attori dell'intelligenza artificiale statunitense si tendono la mano per fare luce sui rischi che in teoria lo sviluppo repentino di queste tecnologie potrebbe portare. Dario Amodei, Ceo di Anthropic, ha pubblicato un articolo dal titolo "We must pace the frontier" in cui chiede regole e rallentamenti per lo sviluppo dei modelli IA.
All'appello si sono uniti Elon Musk, con un essenziale "Dario ha ragione", e Sam Altman, Ceo di Ai. Ma se le big tech chiedono una tregua, per la Casa Bianca non se ne parla: "Chi vince nell'Ia vince tutto", ha risposto Donald Trump dall'Irish in Irlanda.
Non è un segreto, infatti, che l'amministrazione Trump punti a essere tecnologicamente superiore rispetto alla Cina. E mentre Washington e Silicon Valley litigano su chi debba tirare il freno, Pechino corre nella direzione opposta, non solo sui modelli, ma sui Paesi che potrebbero finire per dipendere da essi., Pechino non pensa solo allo sviluppo tecnologico, ma anche ad allargare la propria sfera d'influenza tecnologica nei Paesi emergenti, correndo su due binari paralleli.
Il primo è quello dei modelli: al vertice Brics di New Delhi, il 13 settembre, il presidente cinese Xi Jinping ha proposto una.

