Medio Oriente: perché l’attacco a Riad è uno stress test per tutti (tranne che per la Cina)

Il conflitto in Medioriente assume nuovi connotati, con l’Iran che non è più il fronte principale e che sta impiegando due proxy tenuti fino a questo momento in secondo piano e che rischiano di rappresentare un grosso problema per l’amministrazione Trump: gli Houthi, ma anche la galassia di gruppi in Iraq che guardano con favore a Teheran. Di certo si tratta di uno stress test per tutte le potenze dell’area allargata, anche per la cosiddetta ‘NATO sunnita’ a cui hanno dato vita Turchia, Arabia Saudita e Pakistan il mese scorso.
La verità è che i proxy di Teheran, se da una parte hanno preso tutti alla sprovvista, dall’altra stanno agendo con una pianificazione che non lascia nulla al caso. Droni secondo Riad provenienti dall’Iraq hanno colpito l'oleodotto Est-Ovest in Arabia Saudita.
Dall’altra parte, gli Houthi hanno preso il controllo dello stretto di Bad el-Mandeb e della costa dello Yemen, che tradotto significa una grossa difficoltà nel fare passare le loro merci e soprattutto il materiale energetico fin verso il canale di Suez. Inutile sottolineare che la situazione è seguita con grande attenzione anche a Bruxelles, che deve già fare i conti con la chiusura dello Stretto di Hormuz.
L'oleodotto attaccato in Iraq: la foto prima e.



