UK pieno di debiti, ma i politici pensano alla guerra

Al sempre caustico “Telegraph” non sembra quasi vero, di potere scaricare su Andy Burnham, come ha fatto ieri, tutta la valanga di perplessità, che circolano, sul futuro finanziario non proprio glorioso che attende a breve scadenza il Regno Unito. Certo, il nuovo Premier è appena arrivato, ma ha già trovato una tale baraonda contabile da togliere il sonno.
Lui non ha colpe. O, almeno, diciamo che prima di atterrare a Downing Street forse si è lasciato andare a un vero campionario di promesse assortite che, adesso, dopo essersi imbarcato su un caicco che fa acqua da tutte le parti, gli viene improbo onorare.
Il discorso è vecchio quanto il cucco e lo capiscono anche quelli che non sono laureati a Oxford: lo Stato britannico è in bolletta e finora, dimenticando la passata grandezza, è andato avanti facendo debiti. Come la Grecia dei tempi bui.
Ovvio, non siamo a quei livelli, perché il debito pubblico viaggia ancora sul 94% del Pil. Ma quello che fa paura non è tanto il suo ammontare, in sé e per sé, quanto piuttosto la velocità con la quale cresce.




